Senilità

Una casa, una grande casa, con un bel giardino curato, un viottolo dritto e lungo che porta ad una scalinata, un ragazzo ben vestito, in cima a questa. Tutto di un’eleganza dignitosa, non eccessiva, silenziosa.

  • Prego, Signora, da questa parte.
  • Allora è questo, il posto, è qui che vive. Tra tutti, io sono quella che la odia di più, gliel’assicuro.
  • Me lo dicono tutti, sa. In processione, persone e persone, ogni giorno, e ognuna convinta di avere più motivi d’odio di chiunque altro. Lo sento spesso, ecco. Prego, si appoggi a me.
  • Lei è tanto caro. Ma vede, con me è diverso. A me ha fatto male più che a chiunque altro. Eravamo molto amiche, sa.
  • Mi dicono spesso anche questo. Tutti amici, una volta. Tutti, tutti quelli che varcano questa soglia per maledirla, erano suoi amici.

Tossicchia, si ricompone, colpevole forse di aver parlato troppo.

  • Caro, lei proprio non capisce. Era un’amicizia profonda, la nostra. Eravamo amiche, amiche davvero. Questa sciagurata. Maledetta. Voglio proprio vederla, dov’è!
  • Da questa parte, signora.
  • E com’è, giovanotto, che non chiede nulla. Quanta compostezza, iddio! Non ha curiosità? Le dico, eravamo molto amiche! Nessuna domanda, davvero?
  • Nessuna, signora.
  • Un giovanotto discreto, mi complimento, davvero, se l’è scelto bene, il maggiordomo…
  • E lei com’è, che può star qui? Da quanto poi? Pochi mesi, certo, immagino, insomma, finché è possibile starle vicino, capisce…
  • No, Signora, non capisco. Saranno due anni ormai, che sto qui.
  • Da non crederci, da non crederci proprio. E’ sicuro, lei? Tu vedi! Giovanotto, è ancora in tempo, sa. Lei è un uomo libero. Si innamori, viaggi, ma vada via, insomma. Già immagino. Povera, povera creatura. Se ha bisogno, posso trovarle di meglio, una mia cara amica ha bis…
  • No, la prego, non continui. La Signora Shmidt è cara, con me. Non si preoccupi. Sto bene.
  • Povero caro. Ma lei dice proprio davvero?
  • Davvero, Signora.
  • La sgrida? Le ha mai gettato qualcosa addosso, forse? Un graffio, una ferita, un’offesa, qualcosa!
  • Nulla, proprio nulla, Signora.
  • E mi dica allora, giovanotto, se non fa nulla di tutto questo, se non lo fa da due anni, cos’è che fa, lì dentro, tutto il giorno, la maledetta?
  • Mi mette in difficoltà, così… Legge, beve del tè, ricama, qualche volta scrive.
  • Vede gente? Amici, forse?
  • Nessun amico, Signora. Ma di gente ne vede, tutti i giorni, a decine. Non è mai piacevole, ma ci si fa l’abitudine, sa.
  • Lo credo bene! Disgraziata…
  • Si è fatto tardi, se deve entrare, faccia presto, alle sette ceniamo.
  • Le permette di cenare con lei, magari? Ha! E quindi non urla, non s’arrabbia, nessun dispetto, dice?
  • Nulla di tutto questo, ripeto.
  • E allora, giovanotto, ho una cattiva notizia per lei.
  • Prego?
  • Solo una è la persona al mondo a cui la maledetta non abbia mai fatto del male. Una, una in tutto il mondo. Abe.
  • Abe, Signora?
  • Abe, il suo fidanzato, quando si era giovani. Era così caro. E lei così innamorata.
  • Io credo, giovanotto, che la disgraziata in questione, sia innamorata di lei. E molto.
  • Innamorata… che dice, la prego!
  • Non vedo altro motivo, altrimenti. Abe, il caro Abe. L’unico a cui non abbia fatto del male. E non ne sarei nemmeno così certa, poi…
  • Abe, vede, è morto presto.
  • Arrivederci, Signora.

  • Ephraim caro, chi era, questa volta?
  • Non si preoccupi, i soliti seccatori, li ho mandati via, non si preoccupi.
  • Ephraim, dimmelo, dimmelo ancora, ti prego.
  • Lei non è cattiva, Signora Shmidt.
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